« … io so e non so perché lo faccio il teatro ma so che devo farlo, che devo e voglio farlo facendo entrare nel teatro tutto me stesso, uomo politico e no, civile e no, ideologo, poeta, musicista, attore, pagliaccio, amante, critico, me insomma, con quello che sono e penso di essere e quello che penso e credo sia vita. Poco so, ma quel poco lo dico… »

Questa frase di Giorgio Strehler, che spesso abbiamo usato come laboratorio nella presentazione delle nostre attività, ci pare riassumere in modo convincente che cosa significhi fare teatro: un processo di coinvolgimento totale ed entusiasmante che permette di far emergere capacità, sentimenti, aspirazioni e anche di superare i limiti che normalmente ci imponiamo o ci facciamo imporre.

Sin da piccoli, i nostri comportamenti non sono liberi, ma si adeguano o a quanto ci impone la società oppure a nostri modelli mentali che pensiamo possano farci accettare più facilmente, soprattutto dai nostri genitori. Questo atteggiamento porta poi nel tempo a temere alcune parti di noi che, siccome non abbiamo mai agito, ci creano ansie e timori perché le vediamo come negative. Attraverso il teatro possiamo esperire ogni volta che lo desideriamo la nostra “parte ombra”, imparando a conoscerla e a gestirla in un ambiente protetto, arrivando quindi ad integrarla per costruire una personalità più ampia.
(Tadeusz Lewicki)

Fare teatro è stabilire un contatto con il pubblico, con i nostri compagni, con cui si “fa squadra” e infine, e forse soprattutto con noi stessi, almeno con quella parte di noi che troppo spesso ignoriamo o non abbiamo il coraggio di manifestare.

Concludiamo con un’altra citazione dal documento fondante del laboratorio La Barraca: “Gli artisti del teatro LA BARRACA giocano a comportarsi come se fossero attori/autori di una riforma teatrale. Giocano perché non prendono mai se stessi troppo sul serio, ma sul serio prendono quello che fanno”.

Massimo Palmieri

Laboratorio Teatrale Cooperativo La Barraca

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