STORIA E TRASFORMAZIONE DI UN TERRITORIO E DI UN INSEDIAMENTO RURALE DURANTE IL 900

Nell’ambito dei progetti educativi e didattici finanziati dalla Regione Friuli Venezia Giulia nel corso del 2023 e riguardante la storia del ‘900 nel territorio regionale, ha trovato spazio un progetto presentato dall’Associazione “School of Peace FVG APS” di Staranzano: “La fattoria de Dottori degli Alberoni sulla Quarantia. Storia e trasformazione di un territorio e di un insediamento rurale durante il ‘900”. Il progetto si prefiggeva di individuare nel territorio monfalconese i segni lasciati nel tempo dagli uomini attraverso le loro politiche e le loro azioni. L’idea era di far acquisire agli studenti di una scuola superiore, in particolare una classe seconda dell’ISIS BEM di Staranzano, gli strumenti critici per poter valutare e giudicare gli effetti di quelle scelte politiche e operative del passato sul territorio dove essi vivono. Altro obiettivo, considerando la nostra posizione geografica di confine, era quello di educare i giovani alla pace e alla condivisione di valori ed esperienze , tali da superare le divisioni ideologiche, politiche e culturali prodotte dalla storia recente. A questo scopo abbiamo coinvolto nel progetto una classe di coetanei della STS – Scuola Superiore Tecnica di Koper che studiavano l’Italiano come seconda lingua. Il progetto è durato un anno scolastico. Ultimo atto dell’esperienza è stato un compito di realtà di tipo storico attraverso lo story telling che usa l’immedesimazione per rivivere e raccontare la storia, e poi un compito di realtà più tecnico cioè provare a fare una programmazione territoriale di un ambiente di cui si sono studiate caratteristiche naturali e la storia. Per conseguire questi obiettivi School of Peace Fvg APS ha coinvolto i partner del progetto: il Consorzio Culturale del Monfalconese, il Consorzio di Bonifica della Venezia Giulia, il comune di Staranzano, i due Istituti di Istruzione Superiore, uno Italiano e uno Sloveno, i cui insegnanti hanno attivamente collaborato nel lavoro didattico con i ragazzi. Accanto ai partners ci sono state delle collaborazioni con esperti di storia locale, con professionisti attinenti le discipline affrontate e con Maria Teresa de Dottori che ha fornito materiali e consulenza per la storia del sito.
Il territorio vicino al fiume di risorgiva Quarantia, merita un focus particolare per le vicende che ne hanno caratterizzato l’ambiente e il rapporto con l’uomo per tutto il secolo scorso. Molti cambiamenti sono stati dovuti infatti al paesaggio fluviale della foce dell’Isonzo che in seguito ad una rottura di argine nei primi decenni dell’800 entrò nel Quarantia e ne scavò il letto con tale forza da rendere quest’ultimo il ramo principale della foce. Questa situazione rimase tale fino al 1926, dopo i lavori di costruzione di una diga di separazione tra i due fiumi in concomitanza con la bonifica delle terre paludose retrostanti e la costruzione di argini di protezione dal fiume e dal mare. Qui l’opera dell’uomo ha mutato l’aspetto di queste zone paludose e malariche in terre agricole da tenere asciutte grazie allo scolo meccanico di un’idrovora che dal 1938 regola la presenza di acqua nel terreno più basso del livello del mare. Di fronte alla Fattoria de Dottori, oltre la Quarantia, c’è quella che un tempo è stata l’ isola della Cona: si tratta di una zona che era stata bonificata ma che è stata rinaturalizzata dopo l’istituzione, nel 1996, della Riserva Naturale Regionale della Foce dell’Isonzo dove trovano rifugio molte specie di uccelli stanziali e migratori insieme ad altri animali terrestri ed acquatici. L’ex Isola della Cona insieme ad un’ampia zona di terre di bonifica sulla sinistra del Quarantia, Fattoria de Dottori compresa, fanno parte ora della Riserva Naturale Regionale.
E’ stato un secolo denso di cambiamenti, il ‘900, per il nostro territorio da un punto di vista politico istituzionale sia per il passaggio dall’amministrazione statale Austroungarica a quella Italiana dopo la prima guerra mondiale, combattuta in queste terre, sia per la sofferta dominazione nazista dopo il 1943 durante la seconda guerra mondiale e, a guerra finita, l’altrettanto sofferta sistemazione dei nuovi confini con la Jugoslavia di Tito che andavano a segnare il confine tra le democrazie occidentali e il mondo socialista. Un groviglio di nazionalismi contrapposti, montati enormemente dal passato regime fascista si fondevano con visioni politiche diverse della società e il confronto di queste non è stato facile. Dopo il 1948 l’Italia repubblicana nella sua costituzione dava un taglio netto con il regime fascista e con la cultura che lo caratterizzava. Nonostante la Guerra Fredda, nuove prospettive di convivenza pacifica e rispetto delle idee si facevano strada e il nostro territorio riprendeva i rapporti con le genti di oltre confine che poi erano spesso amici o parenti perché fino a dieci anni prima tutti erano stati cittadini dello stesso Paese. Accanto alla storia politica, molto complessa, di questi luoghi che abbiamo presentato ai ragazzi per sommi capi, abbiamo affrontato la storia economica del territorio monfalconese che possiede caratteristiche di continuità più evidenti e sicuramente più comprensibili ed immediate.
Il territorio monfalconese, delimitato a ovest nord-ovest, dall’ampia curva del fiume Isonzo, chiuso da nord a est, sud est dal Carso monfalconese, e dall’ultimo tratto del fiume Timavo si apre poi a sud sul mare Adriatico disegnando sulla carta geografica una specie di anfiteatro stretto e profondo di poco più di 150 chilometri quadrati. Il territorio per lo più pianeggiante ai piedi del rilievo carsico, è caratterizzato da terreni molto permeabili per la presenza di ghiaie nella parte settentrionale e centrale alternate a banchi di argilla mentre ci sono risorgive a poca distanza dalla linea di costa. Queste caratteristiche idrogeologiche hanno determinato nel tempo, la necessità di razionalizzare l’acqua sul territorio onde evitare la siccità nei periodi estivi dove l’acqua non arrivava, attraverso la costruzione di un canale che prendendo l’acqua dall’Isonzo nella parte settentrionale a Sagrado, la distribuisse poi attraverso canali secondari, scendendo verso Monfalcone e il mare. Per contro si è dovuto prosciugare l’acqua dai terreni a mare dove questa era troppo abbondante e generava paludi e malaria con un’opera bonificatoria che è iniziata negli anni ’20 e nella parte orientale di Monfalcone si è conclusa solo negli anni ’60 del ‘900. L’apertura del Canale de Dottori, inaugurato nel 1905, ha influenzato non solo la produzione agricola ma ha generato la produzione di energia idroelettrica grazie alle centraline poste lungo il corso del canale e ha influenzato la costruzione del Canale Valentinis, che ne è un prolungamento, favorendo i traffici di porto Rosega. Quando i Cosulich nel 1907 hanno deciso di fondare il il Cantiere Navale Triestino, hanno comprato i terreni in riva destra del canale navigabile Valentinis, alimentato dall’ acqua dolce portata dal canale de Dottori che permetteva una conservazione migliore delle carene metalliche delle navi in costruzione.
E con il Cantiere si apre un’epoca nuova per Monfalcone e per tutto il territorio. Il cantiere sarà volano economico e sociale per tutto il monfalconese e non solo. Cambierà il paesaggio intensificandosi la presenza di opifici intorno alla città di Monfalcone mentre il resto dei paesi limitrofi, pur con piccoli insediamenti industriali, manterranno una dimensione più rurale. Aumenterà la popolazione di Monfalcone, raddoppiando, triplicando in tempi brevissimi, a seconda delle esigenze della produzione e creando problemi di mancanza cronica di alloggi popolari e problemi di convivenza tra culture diverse.
Negli anni ‘60 il paesaggio agrario intorno a Monfalcone andrà polverizzandosi sempre di più: poche le eccezioni costituite da alcune famiglie di agricoltori nei rioni periferici. Nella parte a ovest di Monfalcone, invece, a Staranzano, Ronchi dei Legionari, San Canzian d’Isonzo, la presenza della grande proprietà garantirà la continuità del paesaggio rurale nel tempo, soprattutto nelle terre di bonifica e lungo l’Isonzo. La società comunque evolve, cresce un po’ dappertutto e vive al ritmo imposto dal lavoro di fabbrica, di ufficio, dei servizi. Pochi mantengono il contatto con la terra, i ritmi delle stagioni, le conoscenze tramandate in famiglia. Ma dopo il boom economico degli anni 60 i valori pian piano cambiano e il paesaggio naturale diventa sempre più rifugio dallo stress, ricerca di salute e divertimento. Si fa strada il concetto di valore dell’ambiente naturale tanto quanto quello urbano architettonicamente programmato.
A questo punto, i nostri studenti, che hanno fatto questo studio storico anche attraverso visite guidate alla Presa di Sagrado, per vedere l’opera che ha dato origine al Canale de Dottori, alla sede del Consorzio di bonifica della Venezia Giulia, centro direzionale ed amministrativo delle acque della pianura isontina, all’Idrovora Sacchetti che regola il livello dell’acqua nel sottosuolo dei terreni a mare tra Monfalcone e Staranzano, agli argini a mare e fluviali che proteggono le terre bonificate e poi a Panzano, al museo della Cantieristica, al Lisert nella parte orientale di Monfalcone, e ai rioni popolari della città, assieme ai compagni di Koper che hanno anche soggiornato nell’ostello dell’Isola della Cona e hanno potuto così osservare da vicino la natura del luogo e gli animali ivi ospitati, sono stati invitati a produrre due tipi di compito di realtà . Il primo, di tipo storico, consisteva in uno story telling in cui i ragazzi si immedesimavano in un personaggio vissuto in un particolare momento del novecento in questo territorio. Ne sono usciti cinque racconti i cui protagonisti erano ragazzi della loro età alle prese con la vita, le famiglie, il lavoro e le speranze di quei tempi e un articolo giornalistico di un reporter che visitava il cantiere di Monfalcone fondato da poco, raccogliendo testimonianze ed impressioni. Tutti i racconti hanno avuto un’ambientazione storica molto fedele. Il secondo compito di realtà presupponeva un piano di valorizzazione per la fattoria de Dottori, oggi semi abbandonata, che si trova di fronte all’isola della Cona, sulla riva sinistra della Quarantia, ed è compresa nell’area della Riserva Regionale. Appresi i limiti di intervento sulla zona e i regolamenti che ci sono, i ragazzi hanno fatto delle proposte di utilizzo dell’area nel pieno rispetto dei vincoli posti. Hanno proposto la ristrutturazione degli edifici esistenti per ospitare una serie di attività compatibili con l’ambiente circostante come laboratori per trasformare alcune essenze tipiche del luogo in prodotti per la cura del corpo, e la confezione di tisane e sciroppi con spazi di vendita per questi prodotti. Hanno considerato la coltivazione di un orto che offra prodotti freschi per alimentare un piccolo ristorante dove anche la carne consumata potrebbe derivare da animali allevati nel luogo. Hanno suggerito di allevare le api e trasformare e vendere in loco il miele, e gli altri prodotti dell’apiario ma non solo, occorre far conoscere le api e la loro società per cui servirebbe un’ attività educativa in tal senso. Hanno proposto di utilizzare l’amenità del luogo per curare malattie da stress e quindi avere la possibilità di soggiornare in questo luogo con l’assistenza medica e psicologica dovuta. Hanno pensato poi agli sport praticabili in un luogo dove il silenzio è importante e quindi la ginnastica a corpo libero su percorsi preordinati, il ciclismo amatoriale, le passeggiate a piedi e a cavallo, il tiro con l’arco, ma anche la canoa in percorsi lontani dalla Cona. la presenza del bosco degli Alberoni ha suggerito loro la possibilità della costruzione di un parco avventura dove adulti e ragazzi potessero cimentarsi nell’arrampicata e la passeggiata tra gli alberi. Ogni attività proposta sarebbe assolutamente inclusiva.
Dopo il nostro impegno organizzativo, didattico e di coordinamento delle diverse attività e persone abbiamo apprezzato l’impegno e la generosità dei ragazzi e anche l’originalità delle idee rispettose insieme dell’ambiente naturale e dell’inclusività. Speriamo che il nostro e il loro lavoro lasci un segno.
Isabella Braida
“School of Peace Fvg”

